- Le “vittime dimenticate” del regime nazista -
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Citazioni dal libro
"Atlante di una deportazione.
Lager Perchè?

Gli eroi 

L’esperienza dei campi di concentramento dimostra, fra l’altro, che per quanto tremende possono essere le torture minacciate o inflitte dai carnefici, esse non sono in grado di piegare le volontà più forti. Poche persone riuscirono a tanto, e per esse non è certo esagerato scomodare il termine “eroi”, che da il titolo al presente capitolo. Molti episodi di straordinario coraggio rimarranno per sempre sconosciuti, ma alcuni sono ben noti grazie a testimonianze attendibili. Eccone qualche esempio. A Gusen, nell’aprile 1945, un Kommando di prigionieri ricevette l’ordine di chiudere ermeticamente il blok 31 per introdurvi poi il gas e sterminare i suoi seicento occupanti. Il detenuto polacco Marian Molenda, pur consapevole dell’inutilità della sua azione, rifiutò di obbedire, con ciò segnò la propria condanna a morte, che venne eseguita mediante selvagge percosse. Vi furono dei casi in cui alcuni dei più feroci aguzzini, soggiogati dalla superiorità morale e dall’eroismo delle loro vittime, rinunciarono a ucciderle. Una vittoria di questo genere fu riportata da una deportata polacca, di nome Szeweczkova, che si rivelò capace di resistere alle prolungate sevizie di un mostro come Ramdohr, capo del dipartimento politico di Ravensbrück. Dopo tre mesi di maltrattamenti spietati, l’intrepida donna ottenne di essere ricoverata all’infermeria del campo. Lo stesso Sommer, il già menzionato “boia di Buchenwald”, si trovò impotente dinanzi alla tenace volontà di Paul Schneider, pastore della Chiesa confessionale,. Dopo averlo tenuto per un anno e mezzo in una cella di isolamento e sottoposto regolarmente a spaventose torture, riconoscendo di non poterlo piegare, si stancò del suo stesso gioco e lo mise a morte. Un comportamento straordinariamente coraggioso tennero in blocco i Testimoni di Geova deportati a  Buchenwald. Destinati a una campagna di disciplina, dove il regime di oppressione era ancor più severo che nel resto del campo, essi rinunciarono a uscirne in cambio di un rinnegamento dei loro principi, fra cui quello di portare armi e di prestare giuramento al Reich. Alle successive, ripetute richieste del comandante Rödl in tal senso, essi opposero un fermo diniego, affrontando ogni volta le angherie tremende che ciò comportava. Quando, allo scoppio della guerra, furono allineati sulla piazza dell’appello e minacciati di essere fucilati sul posto, se si fossero rifiutati di arruolarsi nell’esercito e di servire la patria, essi resistettero valorosamente. L’esecuzione non ebbe luogo, ma essi furono destinate alle cave di pietra e non fu loro concesso il ricovero in infermeria. Ciò nonostante, quando venne organizzata dalle autorità del campo una colletta per i combattenti tedeschi sul fronte orientale, essi non contribuirono. Per questo furono costretti a lavorare tutto il giorno a una temperatura di 20º sotto zero con la sola divisa addosso, avendo duvuto consegnare la biancheria intima e cambiare le scarpe di cuoio con dei pesanti zoccoli di legno. Le persecuzioni proseguirono negli anni successivi con la stessa intensità, ma i Testimoni di Geova non si piegarono mai, anche se pagarono la loro ostinazione con un numero altissimo di vittime.    

 Dal libro Atlante di una deportazione 
LAGER: Perché?
1ª edizione dicembre 1999
© DEMETRA S.r.l.

Pagina 65


Citazioni da:
"Enciclopedia delle Religioni in Italia"
CESNUR


CESNUR
Centro Studi sulle Nuove Religioni

Massimo Introvigne – Pier Luigi Zoccatelli
Nelly Ippolito Macrina – Veronica Roldan

Editrice ELLEDICI

www.elledici.org

Citazione p. 361

In Italia il primo gruppo di Studenti Biblici comincia a riunirsi nel 1903 a San Germano Chisone, una località presso Pinerolo (Torino). La prima congregazione si costituisce, sempre a Pinerolo, nel 1908. La prima assemblea italiana si tiene, ancora a Pinerolo, nel 1925. Quell’anno gli aderenti sono circa 150. A partire dal 1925 si abbatte su di loro la persecuzione fascista, che si intensifica con l’occupazione tedesca, allorché alcuni Testimoni italiani prendono la via dei campi di concentramento. Praticamente tutti gli aderenti italiani (evangelizzatori e simpatizzanti) sperimentano personalmente qualche forma di persecuzione. Buona parte dei pochissimi obiettori di coscienza sotto il fascismo sono Testimoni di Geova. Nell’aprile del 1940 26 Testimoni compaiono davanti al tribunale speciale, che li condanna a un totale di 186 anni e 10 mesi di reclusione (saranno tutti scarcerati tra il 1943 e il 1944, ma solamente nel 1957 quella decisione sarà riformata e i 26 assolti). Secondo una stima dello storico valdese Giorgio Rochat, su 142 persone condannate dai tribunali fascisti o inviati al confino o internati per la loro attività religiosa, 83 (circa il sessanta per cento) sono Testimoni di Geova.

 

Vedi anche : I Testimoni di Geova durante il regime fascista. di Paolo Piccioli. Articolo pubblicato da "Studi Storici" n.1/2000. Carrocci Editore



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