- Le “vittime dimenticate” del regime nazista -
TriangoloViola

Articoli Vari

Recensione di "No" invece di "Sì e Amen" di B.Rammerstorfer a cura di Hans Jochen Gramm in Annuario di pedagogia 2001

Informationen, 2. trimestre 1994 - Resistenza tedesca 1933-1945 Prof. Dr. Wolfgang Benz

The Journal of HOLOCAUST EDUCATION Vol. 6 - Autunno 1997, numero 2 PETRA  NEWMAN

Ringraziamenti di Manfred Stolpe 30 ottobre 1996


Annuario di pedagogia 2001

F u t u r o

Redazione:
Ulla Bracht e

Dieter Kleiner

PETER LANG

Editore europeo delle scienze


Autori: 
Gamm, Hans-Jochen, Dr. phil., Professore em. all’Istituto per pedagogia dell’Università Tecnica Darmstadt. 

Indirizzo: Heidelberger Landstrasse 224°, D-64297 Darmstadt.

[pag. 489]

 

B. Rammerstorfer: “No”, invece di “Sì e Amen” Leopold Engleitner: Ha scelto una strada diversa. Puchenau 1999. (Editore Bernhard Rammerstorfer, Golfplatzstrasse 22, A-4048 Puchenau).(223 pagine, DM 39,80. ISBN 3-9500718-6-5)

Nella storia della resistenza dei gruppi religiosi nei confronti del fascismo, dopo la liberazione le due grandi confessioni cristiane hanno provato a presentare al pubblico i loro dissidenti. Monumenti commemorativi e istituzioni culturali fanno ricordare i loro nomi. La storia contemporanea si adopera per richiamare alla memoria le loro azioni in ambito religioso e politico. Una figura esemplare è il pastore evangelico Dietrich Bonhoeffer, impiccato dagli assassini fascisti poche ore prima della liberazione da parte delle truppe americane. Nella sua persona sono strettamente racchiuse le componenti politiche e religiose della resistenza.  

Per due altri gruppi perseguitati dai fascisti, invece, è molto difficile essere riconosciuti dall’opinione pubblica come vittime,  dato che a loro resta impressa una specie di macchia civile. Indipendentemente dalla loro sorte tra il 1933 e il 1945, un gruppo viene considerato  di “razza” inferiore – cioè i Sinti e i Roma, chiamati generalmente zingari. E’ vergognoso il fatto che i partiti politici non abbiano voluto ricordare le loro vittime insieme agli Ebrei nel monumento commemorativo nel centro della capitale, ma separatamente alla periferia di Berlino. L’altro gruppo riguarda i testimoni di Geova. La gente li considera invadenti, perché fermano le persone per strada o suonano i campanelli delle case, per parlare del Regno di Dio. Nella cultura borghese attuale ogni riferimento a Dio è penoso, e perciò si preferisce distanziarsi da loro.

Bernhard Rammerstorfer ci presenta l’austriaco Leopold Engleitner, bracciante agricolo e testimone di Geova. L’autore compone la sorte straordinaria di questo anziano sulla base di numerose interviste, fornisce documenti storici e presenta uno scritto altamente informativo sotto ogni aspetto. L’ambiente sociale nei paesini dell’Austria Superiore dei primi anni del ventesimo secolo è ben caratterizzata: il clero vigila sul modo di pensare del popolo, che deve sempre essere conforme agli ordini provenienti dal potere laico e religioso, senza alcuna pretesa di emancipazione.

[pag. 490]

Tutto ciò che devia dalla norma causa timore ed è denunciato dalle autorità. Engleitner, cattolico praticante, come tutti nell’ambiente contadino, uscì nel1932 dalla chiesa e fu battezzato come testimone di Geova . Si dedicò a Dio e riconobbe nel Suo figlio Gesù il re del mondo e cominciò a dare testimonianza della sua fede come fu comandato ai discepoli. L’uomo di statura piccola, con la colonna vertebrale deformata, attraversava i paesini a piedi o con la bicicletta, nonostante il suo pesante lavoro di tutti i giorni. Egli parlava della libertà che deriva dalla conoscenza di Dio e incoraggiava a studiare la Bibbia in modo approfondito. Una tale voce era un affronto per la chiesa cattolica, per i sacerdoti e per gli impiegati comunali.

Nel 1918, dopo lo sfacelo dello Stato plurinazionale Austro-Ungarico, in cui una maestà apostolica aveva rappresentato sia il trono che l’altare in modo simbolico, con il trattato di pace di San Germain una nuova costituzione entrava in vigore. In Austria cominciava la prima fase repubblicana e nasceva la libertà religiosa. Ma pochi ne erano a conoscenza, e la chiesa cattolica non era disposta a tollerarla. Il bracciante agricolo Leopold Engleitner però si era informato in merito e sapeva rispondere, quando i carabinieri lo arrestarono come venditore ambulante o per aver compromesso la sicurezza pubblica, quando distribuiva i suoi stampati agli interessati. Una volta il suo caso arrivò alla massima istanza e il Presidente della Repubblica gli concesse la grazia. Il mondo che lo circondava era un mondo di ignoranza e di immobilità – il mondo ritratto da Kafka.

Nel 1938 le truppe di Hitler occuparono l’Austria, così la Grande Germania era formata e il Führer fu acclamato con entusiasmo dai Viennesi. I fascisti della capitale ordinavano agli ebrei di pulire i marciapiedi con i loro spazzolini da denti. Per Engleitner venne il tempo per dimostrare se una vita di preghiera e di testimonianza per Dio era in grado di produrre forza oltre il normale. Lui doveva resistere: uno contro tutti; perfino contro i propri genitori che non gli avevano mai perdonato di aver lasciato la  santa romana chiesa. Contrariamente a molti vescovi cattolici, Engleitner non scese a compromessi con il regime. Non salutava con “Heil Hitler”, perché la salvezza viene soltanto da Dio. Egli predicava clandestinamente e distribuiva i soliti scritti. La Gestapo lo mandò prima in prigione in Austria, poi nel 1939 a Buchenwald, e in seguito a Niederhagen e Ravensbrück. Essendo testimone di Geova si rifiutò sempre di prendere le armi, ma spesso gli fu proposto di firmare un documento di ritrattazione per essere liberato dal campo di concentramento.

Engleitner dovette sopportare torture indescrivibili; comunque si rese anche conto che il piccolo gruppo dei suoi fratelli era per i nazisti di una tale importanza che assegnarono loro un segno particolare – il triangolo viola. I testimoni di Geova nei campi di concentramento reagirono in modo  fuori dal comune, in quanto non chiedevano vendetta per i torti subiti. I testimoni di Geova includevano i loro persecutori nelle loro preghiere. Dato che avevano la fama di essere “laboriosi e non disposti a fuggire”, piacevano pure a Heinrich Himmler. Essi lavorarono dove il personale di sorveglianza disponibile era poco. (p.140) Himmler aveva perfino in programma, di usare i Bibelforscher dopo la “Vittoria finale”in qualità di Missionari per pacificare i Russi assoggettati, come scrisse nel 1944 al suo collaboratore Ernst Kaltenbrunner. (p.214 seg.) 

Bernhard Rammerstorfer, il cronista di Engleitner, è riuscito a fare emergere in mezzo alla numerosa letteratura sui campi di concentramento la voce di una persona che a causa della sua fedeltà a Dio ha subito terribili umiliazioni, e che pur avendo avuto l’occasione di vendicarsi non reagì mai in maniera violenta, ma anzi mostrò compassione per chi lo trattava in maniera sadica. Nel libro presentato incontriamo problemi antropologici e socio-psicologici che meritano la nostra riflessione. Esso è un contributo alla storia dell’unico gruppo che durante il fascismo rifiutò qualsiasi uso delle armi.   

Hans Jochen Gamm

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Informationen

per la formazione politica n.243
2° trimestre 1994
Resistenza tedesca 1933-1945
Prof. Dr. Wolfgang Benz, Centro per la ricerca dell'antisemitismo
del TU Berlino
:

[pag. 21]

I Testimoni di Geova

 

Una comunità religiosa cristiana disobbedisce allo Stato nazionalsocialista: Sono i testimoni di Geova o Bibelforscher, come furono chiamati allora. La comunità di 25.000 membri fu proibita nel 1933, ma almeno la metà di loro continuò a "proclamare" clandestinamente. I Testimoni di Geova si rifiutarono di salutare con "Heil Hitler" e soprattutto si rifiutarono di assolvere gli obblighi del servizio di leva. Furono perseguitati inesorabilmente. Circa 10.000 furono imprigionati. Circa 1200 furono uccisi. Già nel 1936/37 questa comunità religiosa aveva informato la popolazione del carattere delittuoso dello Stato nazista tramite una distribuzione di volantini, e la denuncia di questo governo usurpatore non fu fatta soltanto per la difesa dei propri interessi.

 

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The Journal of HOLOCAUST EDUCATION

Vol. 6 - Autunno 1997,  numero 2

A Frank Cass Journal

[pag. 124]

 

I testimoni di Geova - saldi di fronte all’attacco nazista.  Filmato (78 min.)

Ciò che la maggioranza delle persone sa sui Testimoni di Geova  riguarda il momento umoristico di quando inopportunamente  i testimoni di Geova suonano al campanello delle abitazioni. Per quelli di noi che studiano la storia e la letteratura dell’Olocausto, il loro nome appare spesso come un’appendice nella lista di quei gruppi della società che i nazisti perseguitavano e mettevano a morte. Per questo, la loro vicenda di eccezionale resistenza e di fede religiosa che sta dietro alla loro decisa opposizione è del tutto riconosciuta. Nel tentativo di evidenziare questo, la Watch Tower Bible and Tract Society ha realizzato un filmato istruttivo: I Testimoni di Geova  saldi di fronte all’attacco nazista. Ricorrendo a testimonianze documentate, ai racconti dei sopravissuti e ai commenti di storici e studiosi contemporanei dell’Olocausto, il filmato ricostruisce un quadro delle persecuzioni naziste nei confronti dei Testimoni di Geova . In proporzione, i testimoni di Geova rappresentano una minoranza nei campi. Mentre ricostruisce il crudele trattamento che i testimoni di Geova subirono per mano dei nazisti, il filmato non  paragona mai i Testimoni ad altri perseguitati. In qualità di cittadini “Ariani” del Reich tedesco, i testimoni di Geova non furono mai oggetto di provvedimenti genocidi perpetrati contro gli Ebrei dell’Europa e nonostante che alcuni persero la loro vita, l’impeto che animava la polizia nazista era rivolto ad infrangere la fede del gruppo, e non a sterminarli.

 

L’organizzazione era relativamente nuova per i tedeschi quando il nazismo assunse il potere. Le prime congregazioni furono fondate nel 1902. Pertanto, dal 1933, furono considerati tali da costituire una minaccia per lo Stato, tanto da provocare licenziamenti forzati, bandi relativi alla predicazione e alla pubblicazione di letteratura, separazione forzata dalle famiglie e sentenze di incarcerazione.

 

Questa persecuzione aumentò dal  momento in cui i testimoni di Geova fronteggiarono gli sforzi nazisti con una resistenza maggiore. A livello organizzativo, i testimoni di Geova portarono nella loro letteratura  sin dal 1929 lo spettro terrificante del nazismo. Per le persone che appartenevano a questo gruppo mantenere il coraggio delle loro convinzioni, significava dover sopravvivere per lunghi periodi di detenzione in campi di concentramento a partire dal 1933.

 

Ciò che risulta evidente dalle testimonianze raccolte nel filmato è l’importanza che la posizione dei testimoni di Geova  assume all’origine della loro resistenza: un obbligo morale e un tipo di fede che non era politico, nazionale o violento. Il prezzo dell’ubbidienza a queste dottrine era alto: un sopravvissuto ricorda che lui e altri sette membri della sua famiglia passarono un totale di 43 anni in vari campi prima della liberazione.

 

[pag. 125]

Molti di coloro che sono stati intervistati  si riferiscono a ciò che era essenzialmente un confronto di ideologie come ad una battaglia, una parola non usata spesso per descrivere la reazione di un gruppo alle persecuzioni naziste. Ciononostante, per i testimoni di Geova , fu indubbiamente una battaglia non semplicemente per la sopravvivenza fisica, ma anche per la sicurezza morale e, a tal fine i testimoni di Geova si assicurarono che la loro resistenza assumesse vari aspetti pubblici. Sia all’interno della comunità mondiale dei testimoni di Geova , che nei territori occupati, i Bibelforscher usarono la loro letteratura ed i discorsi pubblici per essere sicuri che le attività delle S.S.  fossero conosciute. Persino dopo che fu imposto ai testimoni di Geova un bando totale, e che coloro che erano responsabili della letteratura stampata furono imprigionati, continuò ad essere stampato e distribuito materiale clandestino. Furono studiate strategie per raggiungere i campi e far arrivare la letteratura ai prigionieri.

 

L’unità manifestata dal gruppo ha avuto un ruolo molto importante per la loro sopravvivenza e per il continuo rifiuto di molti ad abiurare la fede. Mentre nei campi, ai prigionieri veniva costantemente offerto dalle autorità naziste, un documento di abiura alla loro fede che, se firmato, gli avrebbe permesso di essere rilasciati in libertà.

Come mostra il filmato, la rete di aiuto che coinvolge tutti i Testimoni di Geova giocò un ruolo vitale nel mantenere l’integrità delle comunità entro i campi. Il triangolo viola usato per identificarli diventò un simbolo di gioia, un riconoscimento di un compagno di fede, chiaramente contrastante con l’intenzione di spersonalizzarli che si nascondeva dietro al distintivo che erano forzati ad indossare.

 

Una delle caratteristiche più rilevanti del filmato è la semplicità quasi sconvolgente e il senso di consapevolezza con il quale i sopravvissuti relazionano le loro esperienze. La loro inclinazione a vedere ciascuna prova sotto una luce positiva fu notata da Himmler e commentata in una lettera indirizzata ai suoi colleghi delle SS Pohl e Müller: “Non si ottiene niente punendoli, dal momento che dopo ne parlano con entusiasmo….Ciascuna punizione è considerata un merito per l’altro mondo. Ecco perché ogni vero studente biblico si lascerà mettere a morte senza esitazione. Ogni reclusione in una prigione sotterranea, ogni spasimo di fame, ogni punizione ogni scarica elettrica è un merito per Geova.1

 

Come strumento didattico il filmato è altamente informativo ed  è corredato da una guida che include dati storici con titoli di temi e argomenti per discussioni di gruppo. Il film dura 78 minuti ed è diviso in sezioni facili da seguire che vanno dal periodo prebellico fino alla liberazione. Non fa proselitismo ed offre un’ampia varietà di fonti di informazioni e opinioni da parte di studiosi che sono indipendenti dall’organizzazione.

 

 Comunque, come ogni testimonianza sull’olocausto, anche il filmato solleva tante domande quante sono le risposte. Raccontando le loro storie, i sopravvissuti sollevano domande che riguardano l’individuo e la legge della coscienza. I programmi di lezione inclusi nelle guide didattiche e rivolti agli studenti delle scuole secondarie mettono in evidenza pubblicazioni di intolleranza religiosa e problematiche simili, incoraggiando gli studenti ad esaminare il filmato in relazione alle loro proprie esperienze.

Per coloro che studiano il periodo più a fondo, le testimonianze dei testimoni di Geova documentate nel filmato costituiscono un punto di partenza per ulteriori ricerche.

 

[pag. 126]

 

Il filmato, pur non essendo esauriente, se esaminato alla luce di altri studi di comportamento dimostrato durante il periodo nazista, rappresenta i testimoni di Geova come un caso anomalo. Molto è stato scritto sul tipo di obbedienza  e sul grado di responsabilità dell’individuo riguardo le atrocità commesse sotto sorveglianza e col consenso dello Stato. I testimoni di Geova ubbidivano alla legge fino a quando essa non andava contro il proprio codice morale: un codice che approvava il pacifismo e si rifiutava di  riconoscere differenze razziali o nazionali.

L’aspetto pubblico della resistenza dei testimoni di Geova, esemplificata da una serie di lettere aperte indirizzate ad ufficiali nazisti di più alto grado e da telegrammi spediti da tutto il mondo al governo tedesco, fu totalmente diverso da quello delle principali chiese in Germania durante questo periodo. Come rileva nel filmato la Dottoressa Susannah Heschel,  è interessante chiedersi come sarebbe stato possibile l’avvento della guerra e i metodi di persecuzione nazisti, se le chiese cristiane di maggiore potere e rilevanza avessero risposto in modo simile a quello adottato dai testimoni di Geova .

Come molti altri filmati che sono destinati a un’ ampia gamma di età e di livelli di comprensione, il filmato non discute nei dettagli le difficoltà affrontate giorno dopo giorno dall’organizzazione. Sebbene il loro gruppo relativamente piccolo incoraggiasse a stringere forti e vincolanti relazioni tra i membri sia dentro che fuori il campo, c’è da dire che man mano che si estendevano gli arresti e i bandi, alcune congregazioni più recenti furono lasciate senza aiuto. Per quelli che erano stati convertiti da poco, molti non idonei al battesimo, restare saldi in isolamento diventò impossibile e, sebbene la maggioranza mostrasse un enorme coraggio, non dobbiamo sorprenderci se alcuni di loro rinunciarono alla lotta.

 

Nell’Annuario dei Testimoni di Geova  del 1974 (in italiano 1975) l’organizzazione pubblica un rapporto approfondito sulle esperienze nella Germania nazista. Oltre al fatto che il documento rivela, in maggiori dettagli, le difficoltà incontrate dai testimoni di Geova , mostra anche a quali alte norme morali dovevano aderire. Un esempio è la storia del fratello Balzereit, un importante membro dell’organizzazione tedesca, che favorì trattative con il governo nazista. Sebbene avesse ricevuto istruzioni di usare ogni opportunità per resistere ai nazisti e di dichiarare pubblicamente fedeltà a Geova, il fratello Balzereit mostrò eccessiva arrendevolezza al governo. Poco dopo, in una udienza in tribunale, mancò di condannare apertamente il movimento nazista e fece capire di avere lui stesso un’intesa segreta con chi ordinava il bando. Il fratello Rutherford (sorvegliante  dell’organizzazione) indirizzò una lettera alle congregazioni della Germania che riguardava il fratello Balzereit:

“Sono sbalordito nel constatare che nessuno di coloro che erano sotto processo a quell’epoca, diede una testimonianza fedele e vera al nome di  Geova. Spettava principalmente al precedente amministratore Balzereit tenere alto il vessillo del Signore e dichiararsi a favore di Dio e del Suo Regno in mezzo a tutti gli oppositori; ma neanche una parola fu pronunciata per mostrare la sua fiducia in Geova. E’ ovvio che la Società d’ora in poi non vorrà avere più niente a che fare né con lui né con coloro che nelle circostanze in cui avrebbero avuto l’opportunità di portare testimonianza al nome di Geova e al Suo Regno non lo hanno fatto. Rimanete saldi e dalla parte del Regno senza tener conto dell’opposizione che vi potrebbero fare” 2

 

[pag. 127]

 

Balzereit fu  spedito nel campo di concentramento di Sachsenhausen dove in seguito firmò un documento in cui si dissociava dall’organizzazione e non fu mai più un membro dei testimoni di Geova . Sebbene la sua storia rappresenti una testimonianza di dissenso non trasmessa sul filmato,  la risposta suscitata dal suo comportamento fu notevole per la sua veemenza: il livello di lealtà e di coraggio richiesto per sostenere sia le norme morali individuali che dell’organizzazione era senza dubbio alto. Come mostra la lettera di Rutherford, qualsiasi cedimento, particolarmente da parte  dei membri preminenti dell’organizzazione,  poteva essere non solo sfruttato dai nazisti, ma poteva anche lanciare messaggi di confusione per i semplici membri.

L’esempio di sopra non solo rende evidente le esigenze richieste sotto ogni aspetto da un testimone di Geova , ma anche la natura disciplinata dell’organizzazione.

In un tempo, quando le convinzioni religiose stavano per essere sommerse dall’ideologia nazista, i testimoni di Geova  mantennero coerentemente un codice morale che fu rigorosamente applicato, senza tener conto delle circostanze o della posizione individuale  all’interno dell’organizzazione. 

Rifiutanto semplicemente il saluto “Heil Hitler!”, i testimoni di Geova si cimentarono in un confronto simile a quello di Davide e Golia, e sono proprio questi  racconti a rendere il  filmato estremamente efficace. Come in altre pellicole che permettono ai sopravvissuti di raccontare le loro proprie storie – ricordiamo lo Shoach di Claude Lanzmann – il filmato rende umani gli episodi spesso rilevanti  che costituiscono  una parte poco conosciuta dell’Olocausto. Essi offrono un esempio umano di possibile resistenza  da parte di persone soggette a isolamento e persecuzione. Non sono eroi, ma individui con una forte fede. Come commenta la Dottoressa Christine King in una edizione del giornale  Together: “Sorprendentemente per i nazisti, anche i [Testimoni di Geova ] non poterono  essere eliminati. Più duramente venivano oppressi, più essi si rafforzavano, diventando duri come i diamanti nella loro resistenza. Hitler li ha catapultati dentro una battaglia escatologica ed essi mantennero la fede. La loro esperienza è un valido esempio per tutti coloro che studiano la possibilità di sopravvivenza in condizioni estreme.”3

 

PETRA  NEWMAN

Queen Mary and Westfield College, London

__________________ 

1. cit.in 1974 Yearbook of Jehova’s Witnesses (Brooklyn: Watchtower, Bible  and Tract Society, 1974), p. 197

2. ibid. p. 149

3. cit in Awake! (London: Watchtower, Bible and Tract Society), 8 maggio 1993, p. 5 

Si veda Christine King, The Nazi State and the new Religions: five studies in non-conformity (New York: Edwin Mellen, 1982)

 

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Ringraziamenti e saluti da parte del

LAND BRANDENBURG

PRESIDENTE Dei Ministri (del Consiglio)

 

Casella postale 601051, 14410 Potsdam

Potsdam, 30 ottobre 1996

 

Wachtturm Bibel - und Traktat-Gesellschaft

c/o Signor Presidente Günter Künz

Am Steinfels 65618 Selters

 

Egregio Signor Presidente,

 

La ringrazio per il suo gentile invito alla prima del filmato documentario sulle vittime del nazionalsocialismo che avrà luogo il 06.11.1996 nel Museo commemorativo di Ravensbrück. I miei impegni non mi permettono di essere presente, ma vorrei assicurarLe che ricordo con grande stima i testimoni di Geova che non solo hanno opposto resistenza ai nazisti, ma hanno anche altruisticamente offerto aiuto ad altri detenuti .

Il Governo del Land Brandenburg ha tutto l'interesse che la sorte dei testimoni di Geova sia rappresentata in maniera ben documentata. Nel caso in cui avreste bisogno di eventuali pareri per la realizzazione del vostro programma, potete rivolgervi direttamente alla fondazione per i musei commemorativi del Brandeburgo.

La rappresentazione del vostro filmato è un passo importante per informare il pubblico del ruolo che la vostra comunità religiosa ha avuto al tempo del nazismo. Sarebbe senz'altro un atto significativo inserire il vostro filmato nel programma pedagogico del Museo commemorativo di Ravensbrück e di Sachsenhausen in modo che potesse essere a continua disposizione dei visitatori. 

Porgo i più sentiti auguri per la rappresentazione del vostro filmato nel corso di questa solenne celebrazione, auspicando che la risposta da parte del pubblico sia positiva.

La prego infine di trasmettere i miei saluti anche ai partecipanti della manifestazione.

Distinti saluti

Manfred Stolpe

Heinrich - Mann - Allee 107, 14473 Potsdam

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