F
u t u r o
Redazione: Dieter
Kleiner PETER
LANG
Editore
europeo delle scienze
Autori: [pag.
489]
B.
Rammerstorfer: “No”, invece di “Sì e Amen” Leopold Engleitner:
Ha scelto una strada diversa. Puchenau
1999. (Editore Bernhard Rammerstorfer, Golfplatzstrasse 22, A-4048 Puchenau).(223
pagine, DM 39,80. ISBN 3-9500718-6-5)
Nella storia della
resistenza dei gruppi religiosi nei confronti del fascismo, dopo la liberazione
le due grandi confessioni cristiane hanno provato a presentare al pubblico i
loro dissidenti. Monumenti commemorativi e istituzioni culturali fanno ricordare
i loro nomi. La storia
contemporanea si adopera per richiamare alla memoria le loro azioni in ambito
religioso e politico. Una figura esemplare è il pastore evangelico Dietrich
Bonhoeffer, impiccato dagli assassini fascisti
poche ore prima della liberazione da parte delle truppe americane. Nella
sua persona sono strettamente racchiuse le componenti politiche e religiose
della resistenza.
Per due altri
gruppi perseguitati dai fascisti,
invece, è molto difficile essere
riconosciuti dall’opinione pubblica come vittime, dato che a loro resta impressa una specie di macchia civile.
Indipendentemente dalla loro sorte tra
il 1933 e il 1945,
un gruppo viene
considerato di “razza”
inferiore – cioè i Sinti e i Roma,
chiamati
generalmente zingari. E’ vergognoso il fatto che i partiti politici non
abbiano
voluto
ricordare le loro vittime insieme agli Ebrei nel
monumento commemorativo
nel centro della
capitale, ma separatamente alla periferia di Berlino. L’altro gruppo riguarda
i testimoni di Geova. La gente li considera invadenti, perché fermano le
persone per strada o suonano i campanelli delle case, per parlare del Regno di
Dio.
Nella cultura
borghese attuale ogni riferimento a
Dio è penoso, e perciò si preferisce
distanziarsi da
loro.
Bernhard
Rammerstorfer ci presenta l’austriaco Leopold Engleitner,
bracciante agricolo e testimone di Geova. L’autore compone la sorte
straordinaria di questo anziano
sulla base di numerose
interviste, fornisce documenti storici e presenta uno scritto altamente
informativo sotto ogni aspetto. L’ambiente sociale nei paesini dell’Austria
Superiore dei primi anni del ventesimo secolo è ben caratterizzata: il clero
vigila sul modo di pensare del
popolo, che deve sempre essere
conforme agli ordini provenienti dal potere
laico e religioso, senza alcuna pretesa di emancipazione.
[pag.
490]
Tutto ciò che devia
dalla norma causa timore ed è denunciato dalle autorità.
Engleitner,
cattolico praticante, come tutti nell’ambiente contadino, uscì nel1932 dalla
chiesa e fu battezzato come testimone di Geova . Si dedicò a Dio e riconobbe
nel Suo figlio Gesù il re del mondo e cominciò a dare testimonianza della sua
fede come fu
comandato ai
discepoli. L’uomo di statura
piccola, con la colonna vertebrale
deformata, attraversava i paesini a piedi o con la bicicletta, nonostante il suo
pesante lavoro di tutti i giorni. Egli parlava della libertà che deriva dalla
conoscenza di Dio e incoraggiava a studiare la Bibbia in modo approfondito. Una
tale voce era un affronto per la chiesa cattolica, per i sacerdoti e per
gli impiegati comunali.
Nel 1918, dopo lo
sfacelo dello Stato plurinazionale Austro-Ungarico, in cui una maestà
apostolica aveva rappresentato sia il trono che l’altare in modo
simbolico,
con il trattato di
pace di San Germain una nuova costituzione
entrava in vigore. In Austria cominciava la prima fase repubblicana
e nasceva la libertà religiosa.
Ma pochi ne erano a
conoscenza, e la chiesa cattolica non era disposta a tollerarla.
Il bracciante
agricolo Leopold Engleitner però si era informato in merito e sapeva
rispondere, quando i carabinieri lo arrestarono come venditore ambulante o per
aver
compromesso la
sicurezza pubblica, quando distribuiva i
suoi stampati agli interessati.
Una volta il suo
caso arrivò alla massima istanza e il Presidente della Repubblica gli concesse
la grazia. Il mondo che lo circondava era un
mondo di ignoranza e di immobilità
– il mondo ritratto da Kafka.
Nel 1938 le truppe
di Hitler occuparono l’Austria,
così la Grande Germania era
formata e il Führer fu acclamato con entusiasmo dai Viennesi. I fascisti della
capitale ordinavano agli ebrei di pulire i marciapiedi con i loro spazzolini da
denti. Per Engleitner venne il tempo per dimostrare se una vita di preghiera e
di testimonianza per Dio era in
grado di produrre forza oltre il normale. Lui doveva resistere: uno contro
tutti; perfino contro i propri genitori che non
gli avevano mai perdonato di aver lasciato la santa romana chiesa. Contrariamente a molti vescovi
cattolici, Engleitner non scese a compromessi con il regime. Non salutava con
“Heil Hitler”, perché la salvezza viene soltanto da Dio. Egli predicava
clandestinamente e distribuiva i
soliti scritti. La Gestapo lo mandò prima in prigione in Austria, poi nel 1939
a Buchenwald, e in seguito a Niederhagen e
Ravensbrück. Essendo testimone di Geova si rifiutò sempre di prendere le armi,
ma spesso gli fu proposto di firmare un documento di ritrattazione per essere
liberato dal campo di concentramento.
Engleitner dovette
sopportare torture indescrivibili; comunque si rese anche conto che il piccolo gruppo dei suoi fratelli era per i
nazisti di una tale importanza che
assegnarono loro un segno particolare – il triangolo viola. I testimoni di
Geova nei campi di concentramento
reagirono in modo fuori dal comune, in quanto non chiedevano vendetta per i
torti subiti. I testimoni di Geova includevano i loro persecutori nelle loro
preghiere. Dato che avevano la fama di essere “laboriosi e non disposti a
fuggire”, piacevano pure a Heinrich Himmler. Essi lavorarono dove il personale di sorveglianza disponibile era
poco. (p.140) Himmler aveva perfino in programma, di usare i Bibelforscher dopo
la “Vittoria finale”in qualità di Missionari per pacificare i Russi
assoggettati, come scrisse nel 1944 al suo collaboratore Ernst Kaltenbrunner.
(p.214 seg.)
Bernhard
Rammerstorfer, il cronista di Engleitner, è riuscito a fare emergere in mezzo
alla numerosa letteratura sui campi di concentramento la voce di una persona che
a causa della sua
fedeltà a Dio ha subito terribili umiliazioni, e che pur avendo avuto
l’occasione di vendicarsi non reagì mai
in maniera violenta, ma anzi
mostrò compassione per chi lo
trattava in maniera sadica. Nel libro presentato
incontriamo problemi antropologici e socio-psicologici
che meritano la nostra riflessione. Esso è un contributo alla storia
dell’unico gruppo che durante il fascismo
rifiutò qualsiasi uso delle
armi.
Hans Jochen Gamm
Informationen
per la formazione politica n.243 [pag. 21] I Testimoni di Geova The
Journal of HOLOCAUST EDUCATION Vol.
6 -
Autunno 1997,
numero 2 A
Frank Cass Journal [pag.
124] I
testimoni di Geova - saldi di fronte all’attacco nazista.
Filmato (78 min.) Ciò
che la maggioranza delle persone sa sui Testimoni di Geova
riguarda il momento umoristico di quando inopportunamente
i testimoni di Geova suonano al campanello delle abitazioni. Per quelli
di noi che studiano la storia e la letteratura dell’Olocausto, il loro nome
appare spesso come un’appendice nella lista di quei gruppi della società che
i nazisti perseguitavano e mettevano a morte. Per questo, la loro vicenda di
eccezionale resistenza e di fede religiosa che sta dietro alla loro decisa
opposizione è del tutto riconosciuta. Nel tentativo di evidenziare questo, la
Watch Tower Bible and Tract Society ha realizzato un filmato istruttivo: I
Testimoni di Geova
saldi di fronte all’attacco nazista. Ricorrendo a testimonianze
documentate, ai racconti dei sopravissuti e ai commenti di storici e studiosi
contemporanei dell’Olocausto, il filmato ricostruisce un quadro delle
persecuzioni naziste nei confronti dei Testimoni di Geova . In proporzione, i
testimoni di Geova rappresentano una minoranza nei campi. Mentre ricostruisce il
crudele trattamento che i testimoni di Geova subirono per mano dei nazisti, il
filmato non
paragona mai i Testimoni ad altri perseguitati. In qualità di cittadini
“Ariani” del Reich tedesco, i testimoni di Geova non furono mai oggetto di
provvedimenti genocidi perpetrati contro gli Ebrei dell’Europa e nonostante
che alcuni persero la loro vita, l’impeto che animava la polizia nazista era
rivolto ad infrangere la fede del gruppo, e non a sterminarli. L’organizzazione
era relativamente nuova per i tedeschi quando il nazismo assunse il potere. Le
prime congregazioni furono fondate nel 1902. Pertanto, dal 1933, furono
considerati tali da costituire una minaccia per lo Stato, tanto da provocare
licenziamenti forzati, bandi relativi alla predicazione e alla pubblicazione di
letteratura, separazione forzata dalle famiglie e sentenze di incarcerazione. Questa
persecuzione aumentò dal
momento in cui i testimoni di Geova fronteggiarono gli sforzi nazisti con
una resistenza maggiore. A livello organizzativo, i testimoni di Geova portarono
nella loro letteratura
sin dal 1929 lo spettro terrificante del nazismo. Per le persone che
appartenevano a questo gruppo mantenere il coraggio delle loro convinzioni,
significava dover sopravvivere per lunghi periodi di detenzione in campi di
concentramento a partire dal 1933. Ciò
che risulta evidente dalle testimonianze raccolte nel filmato è l’importanza
che la posizione dei testimoni di Geova
assume all’origine della loro resistenza: un obbligo morale e un tipo
di fede che non era politico, nazionale o violento. Il prezzo dell’ubbidienza
a queste dottrine era alto: un sopravvissuto ricorda che lui e altri sette
membri della sua famiglia passarono un totale di 43 anni in vari campi prima
della liberazione.
[pag.
125]
Molti
di coloro che sono stati intervistati
si riferiscono a ciò che era essenzialmente un confronto di ideologie
come ad una battaglia, una parola non usata spesso per descrivere la reazione di
un gruppo alle persecuzioni naziste. Ciononostante, per i testimoni di Geova ,
fu indubbiamente una battaglia non semplicemente per la sopravvivenza fisica, ma
anche per la sicurezza morale e, a tal fine i testimoni di Geova si assicurarono
che la loro resistenza assumesse vari aspetti pubblici. Sia all’interno della
comunità mondiale dei testimoni di Geova , che nei territori occupati, i
Bibelforscher usarono la loro letteratura ed i discorsi pubblici per essere
sicuri che le attività delle S.S.
fossero conosciute. Persino dopo che fu imposto ai testimoni di Geova un
bando totale, e che coloro che erano responsabili della letteratura stampata
furono imprigionati, continuò ad essere stampato e distribuito materiale
clandestino. Furono studiate strategie per raggiungere i campi e far arrivare la
letteratura ai prigionieri. L’unità
manifestata dal gruppo ha avuto un ruolo molto importante per la loro
sopravvivenza e per il continuo rifiuto di molti ad abiurare la fede. Mentre nei
campi, ai prigionieri veniva costantemente offerto dalle autorità naziste, un
documento di abiura alla loro fede che, se firmato, gli avrebbe permesso di
essere rilasciati in libertà. Come
mostra il filmato, la rete di aiuto che coinvolge tutti i Testimoni di Geova
giocò un ruolo vitale nel mantenere l’integrità delle comunità entro i
campi. Il triangolo viola usato per identificarli diventò un simbolo di gioia,
un riconoscimento di un compagno di fede, chiaramente contrastante con
l’intenzione di spersonalizzarli che si nascondeva dietro al distintivo che
erano forzati ad indossare. Una
delle caratteristiche più rilevanti del filmato è la semplicità quasi
sconvolgente e il senso di consapevolezza con il quale i sopravvissuti
relazionano le loro esperienze. La loro inclinazione a vedere ciascuna prova
sotto una luce positiva fu notata da Himmler e commentata in una lettera
indirizzata ai suoi colleghi delle SS Pohl e Müller: “Non si ottiene niente
punendoli, dal momento che dopo ne parlano con entusiasmo….Ciascuna punizione
è considerata un merito per l’altro mondo. Ecco perché ogni vero studente
biblico si lascerà mettere a morte senza esitazione. Ogni reclusione in una
prigione sotterranea, ogni spasimo di fame, ogni punizione ogni scarica
elettrica è un merito per Geova.1 Come
strumento didattico il filmato è altamente informativo ed
è corredato da una guida che include dati storici con titoli di temi e
argomenti per discussioni di gruppo. Il film dura 78 minuti ed è diviso in
sezioni facili da seguire che vanno dal periodo prebellico fino alla
liberazione. Non fa proselitismo ed offre un’ampia varietà di fonti di
informazioni e opinioni da parte di studiosi che sono indipendenti
dall’organizzazione. Comunque,
come ogni testimonianza sull’olocausto, anche il filmato solleva tante domande
quante sono le risposte. Raccontando le loro storie, i sopravvissuti sollevano
domande che riguardano l’individuo e la legge della coscienza. I programmi di
lezione inclusi nelle guide didattiche e rivolti agli studenti delle scuole
secondarie mettono in evidenza pubblicazioni di intolleranza religiosa e
problematiche simili, incoraggiando gli studenti ad esaminare il filmato in
relazione alle loro proprie esperienze. Per
coloro che studiano il periodo più a fondo, le testimonianze dei testimoni di
Geova documentate nel filmato costituiscono un punto di partenza per ulteriori
ricerche.
[pag.
126] Il
filmato, pur non essendo esauriente, se esaminato alla luce di altri studi di
comportamento dimostrato durante il periodo nazista, rappresenta i testimoni di
Geova come un caso anomalo. Molto è stato scritto sul tipo di obbedienza
e sul grado di responsabilità dell’individuo riguardo le atrocità
commesse sotto sorveglianza e col consenso dello Stato. I testimoni di Geova
ubbidivano alla legge fino a quando essa non andava contro il proprio codice
morale: un codice che approvava il pacifismo e si rifiutava di
riconoscere differenze razziali o nazionali. L’aspetto
pubblico della resistenza dei testimoni di Geova, esemplificata da una serie di
lettere aperte indirizzate ad ufficiali nazisti di più alto grado e da
telegrammi spediti da tutto il mondo al governo tedesco, fu totalmente diverso
da quello delle principali chiese in Germania durante questo periodo. Come
rileva nel filmato la Dottoressa Susannah Heschel, è interessante
chiedersi come sarebbe stato possibile l’avvento della guerra e i metodi di
persecuzione nazisti, se le chiese cristiane di maggiore potere e rilevanza
avessero risposto in modo simile a quello adottato dai testimoni di Geova . Come
molti altri filmati che sono destinati a un’ ampia gamma di età e di livelli
di comprensione, il filmato non discute nei dettagli le difficoltà affrontate
giorno dopo giorno dall’organizzazione. Sebbene il loro gruppo relativamente
piccolo incoraggiasse a stringere forti e vincolanti relazioni tra i membri sia
dentro che fuori il campo, c’è da dire che man mano che si estendevano gli
arresti e i bandi, alcune congregazioni più recenti furono lasciate senza
aiuto. Per quelli che erano stati convertiti da poco, molti non idonei al
battesimo, restare saldi in isolamento diventò impossibile e, sebbene la
maggioranza mostrasse un enorme coraggio, non dobbiamo sorprenderci se alcuni di
loro rinunciarono alla lotta. Nell’Annuario
dei Testimoni di Geova
del 1974 (in
italiano 1975) l’organizzazione pubblica un rapporto approfondito sulle
esperienze nella Germania nazista. Oltre al fatto che il documento rivela, in
maggiori dettagli, le difficoltà incontrate dai testimoni
di Geova , mostra anche a quali alte norme morali dovevano aderire. Un esempio
è la storia del fratello Balzereit, un importante membro dell’organizzazione
tedesca, che favorì trattative con il governo nazista. Sebbene avesse ricevuto
istruzioni di usare ogni opportunità per resistere ai nazisti e di dichiarare
pubblicamente fedeltà a Geova, il fratello Balzereit mostrò eccessiva
arrendevolezza al governo. Poco dopo, in una udienza in tribunale, mancò di
condannare apertamente il movimento nazista e fece capire di avere lui stesso
un’intesa segreta con chi ordinava il bando. Il fratello Rutherford
(sorvegliante
dell’organizzazione) indirizzò una lettera alle congregazioni della
Germania che riguardava il fratello Balzereit: “Sono
sbalordito nel constatare che nessuno di coloro che erano sotto processo a
quell’epoca, diede una testimonianza fedele e vera al nome di
Geova. Spettava principalmente al precedente amministratore Balzereit
tenere alto il vessillo del Signore e dichiararsi a favore di Dio e del Suo
Regno in mezzo a tutti gli oppositori; ma neanche una parola fu pronunciata per
mostrare la sua fiducia in Geova. E’ ovvio che la Società d’ora in poi non
vorrà avere più niente a che fare né con lui né con coloro che nelle
circostanze in cui avrebbero avuto l’opportunità di portare testimonianza al
nome di Geova e al Suo Regno non lo hanno fatto. Rimanete saldi e dalla parte
del Regno senza tener conto dell’opposizione che vi potrebbero fare” 2 [pag.
127] Balzereit
fu
spedito nel campo di concentramento di Sachsenhausen dove in seguito firmò
un documento in cui si dissociava dall’organizzazione e non fu mai più un
membro dei testimoni
di Geova . Sebbene la sua storia rappresenti una testimonianza di dissenso non
trasmessa sul filmato,
la risposta suscitata dal suo comportamento fu notevole per la sua
veemenza: il livello di lealtà e di coraggio richiesto per sostenere sia le
norme morali individuali che dell’organizzazione era senza dubbio alto. Come
mostra la lettera di Rutherford, qualsiasi cedimento, particolarmente da parte
dei membri preminenti dell’organizzazione,
poteva essere non solo sfruttato dai nazisti, ma poteva anche lanciare
messaggi di confusione per i semplici membri. L’esempio
di sopra non solo rende evidente le esigenze richieste sotto ogni aspetto da un
testimone di Geova , ma anche la natura disciplinata dell’organizzazione. In
un tempo, quando le convinzioni religiose stavano per essere sommerse
dall’ideologia nazista, i testimoni di Geova
mantennero coerentemente un codice morale che fu rigorosamente applicato,
senza tener conto delle circostanze o della posizione individuale
all’interno dell’organizzazione. Rifiutanto
semplicemente il saluto “Heil Hitler!”, i testimoni di Geova si cimentarono
in un confronto simile a quello di Davide e Golia, e sono proprio questi
racconti a rendere il
filmato estremamente efficace. Come in altre pellicole che permettono ai
sopravvissuti di raccontare le loro proprie storie – ricordiamo lo Shoach
di Claude Lanzmann – il filmato rende umani gli episodi spesso rilevanti
che costituiscono una parte poco conosciuta dell’Olocausto. Essi
offrono un esempio umano di possibile resistenza
da parte di persone soggette a isolamento e persecuzione. Non sono eroi,
ma individui con una forte fede. Come commenta la Dottoressa Christine King in
una edizione del giornale
Together: “Sorprendentemente per i nazisti, anche i [Testimoni
di Geova ] non poterono
essere eliminati. Più duramente venivano oppressi, più essi si
rafforzavano, diventando duri come i diamanti nella loro resistenza. Hitler li
ha catapultati dentro una battaglia escatologica ed essi mantennero la fede. La
loro esperienza è un valido esempio per tutti coloro che studiano la possibilità
di sopravvivenza in condizioni estreme.”3 PETRA
NEWMAN Queen
Mary and Westfield College, London
__________________ 1.
cit.in
1974 Yearbook of Jehova’s Witnesses (Brooklyn: Watchtower, Bible
and Tract Society, 1974), p. 197 2.
ibid. p. 149 3.
cit in Awake! (London: Watchtower, Bible and Tract Society), 8 maggio
1993, p. 5 Si
veda Christine King, The Nazi State and the new Religions: five studies in
non-conformity (New York: Edwin Mellen, 1982)
Ringraziamenti
e saluti da
parte del LAND BRANDENBURG
PRESIDENTE Dei Ministri (del Consiglio)
Casella postale 601051, 14410 Potsdam
Potsdam, 30 ottobre 1996
Wachtturm Bibel - und Traktat-Gesellschaft
c/o Signor Presidente Günter Künz
Am Steinfels 65618 Selters
Egregio Signor Presidente,
La ringrazio per il suo gentile invito alla prima del filmato documentario sulle vittime del nazionalsocialismo che avrà luogo il 06.11.1996 nel Museo commemorativo di Ravensbrück. I miei impegni non mi permettono di essere presente, ma vorrei assicurarLe che ricordo con grande stima i testimoni di Geova che non solo hanno opposto resistenza ai nazisti, ma hanno anche altruisticamente offerto aiuto ad altri detenuti .
Il Governo del Land Brandenburg ha tutto l'interesse che la sorte dei testimoni di Geova sia rappresentata in maniera ben documentata. Nel caso in cui avreste bisogno di eventuali pareri per la realizzazione del vostro programma, potete rivolgervi direttamente alla fondazione per i musei commemorativi del Brandeburgo.
La rappresentazione del vostro filmato è un passo importante per informare il pubblico del ruolo che la vostra comunità religiosa ha avuto al tempo del nazismo. Sarebbe senz'altro un atto significativo inserire il vostro filmato nel programma pedagogico del Museo commemorativo di Ravensbrück e di Sachsenhausen in modo che potesse essere a continua disposizione dei visitatori.
Porgo i più sentiti auguri per la rappresentazione del vostro filmato nel corso di questa solenne celebrazione, auspicando che la risposta da parte del pubblico sia positiva.
La prego infine di trasmettere i miei saluti anche ai partecipanti della manifestazione.
Distinti saluti
Manfred Stolpe Torna
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Ulla Bracht e
Gamm, Hans-Jochen, Dr. phil., Professore em. all’Istituto per pedagogia dell’Università Tecnica Darmstadt.
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2° trimestre 1994
Resistenza tedesca 1933-1945
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Ultimo aggiornamento pagina: 28/01/2003
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